| In Tenebris's profile°•o¤º•·::**In Tenebris**...PhotosBlogLists | Help |
|
November 26 FotoPerchè tornare qui? Non lo so. Forse perchè Laura mi ha chiesto di recente che fine avesse fatto il mio blog.
Immagino di deluderla non parlando di storie.
Ho già detto quanto odio le foto?
Sì, credo di averlo fatto. Non solo le classiche "foto che trovi per sbaglio nel pc di qualcuno", ma anche le mie.
Poi quando ne hai poche vorresti averne molte di più, ma quando ne hai tante... Hanno qualcosa di perverso. Le foto sono perverse. In realtà credo abbiano un filo attaccato agli angoli e che le lega tutte. Cominci a vederne una e VROOM! arrivano a carrellata tutte le altre.
Fanno male come gli scatoloni ( che per loro natura abitano sempre luoghi troppo alti ), di cui cerchi di prendere il primo e che ti cadono addosso tutti insieme, impietosamente, di spigolo magari. Le fotografie sono particolari, hanno un modo tutto loro di ricordarti qualcosa.
Gli oggetti, le piccole cose, secondo me hanno più potere, sanno fare più male di un'immagine. Ma quell'istantanea... ha intrappolato un momento. Da un lato è solo QUEL momento, quindi in ogni caso ormai lontano da te, e forse è per questo che mi fa meno male di un oggetto ritrovato per caso. D'altra parte.. è un istante congelato che hai vissuto, una posa, un'intreccio di visi, di mani, di capelli, che non avrai mai più e che però c'è stato. E' lì. E' documentato, e non ci puoi fare nulla: c'è stato davvero. Puoi leggere sulla tua faccia un'espressione che non avrai più, rivivere un calore che non sentirai più.
Le fotografie sono lì per ricordarci ciò che non avremo più, ciò che abbiamo perduto.
Un oggetto, un pelouche, un biglietto, fanno più male perchè sono reali, concreti, sono lì. Esistono ancora. A non esistere più è il contorno, ciò che li ha fatti arrivare nella tua camera.
Una fotografia... è lì anch'essa, ma di per sè non ha un gran significato, non esiste, è un rettangolo bidimensionale, qualcosa che matericamente, concettualmente non ha alcuna influenza. Il suo fottutissimo problema è che la fotografia non è la fotografia: è quel momento. E tu quel momento non puoi più averlo.
Accidenti, mi ero dimenticata di quanto le odiassi.
Le detesto.
Gli oggetti hanno una loro storia, un loro significato, una loro profonda giustificazione. Anche in mezzo ad altri oggetti trovano il modo di risaltare.
Invece, il pensiero che tutte quelle fotografie, MIE, tutto quel mucchio di ricordi, verrà confusamente piazzato insieme a ricordi di un'altra persona mi fa rabbrividire. E' come accomunarti a qualcun altro, diventare soltanto un ricordo, perchè non sono foto, non sono cose specifiche, sono momenti. Prendi questi momenti, li metti in una cartella del pc, vicina ad altre cartelle di un'altra persona, con un'altra persona. E i ricordi diventano solo ricordi. Tutti uguali.
Odio perdere qualcosa. E' tra le sensazioni che più mi annientano. Quest'anno ne ho fatto incetta. Il senso di perdita ti impedisce di fare qualsiasi cosa, perchè di fronte alla perdita ti rendi conto in modo concredo quanto sia inutile agire, fare qualcosa che perderai. Qualcosa. Qualcosa di bellissimo magari, che non farà altro che trasformarsi in dolore quando se ne andrà.
E ci saranno le foto.
Sono utilissime.
Capita due o tre volte al giorno che non ricordi in modo dolorosamente vivo cosa non c'è più, e loro sono lì per questo.
Le foto sono agenti del recupero crediti dei nostri sentimenti. Un modulo compilato bianco su nero (o a colori) di quel che abbiamo provato.
"Guardi che lei ci deve ancora qualche lacrima, guardi qui è tutto documentato".
|
|
|